La costruzione dell’infanzia
Una certa prospettiva sociologica ha studiato le influenze strutturali, normative e regolative sulla natura dell’infanzia. In particolare, è stato posto l’accento sul processo di costruzione dell’infanzia, inteso come l’insieme di ideologie e di interessi che impongono concezioni morali di definizione del bambino normale. Queste concezioni rivendicano poi per se stesse uno status di teorie scientifiche e generano le norme che influenzano il comportamento verso l’infanzia (Ministero dell’Interno, 1997)[1].
Il bambino come oggetto
Tra i contributi nel testo appena citato, quello della ricercatrice e sociologa Irène Théry rimarca la sollecitazione istituzionale di un consenso, volto alla legittimazione delle politiche per l’infanzia, basato sul sentimentalismo, che rende però il bambino oggetto e non soggetto del dibattito. Nelle società postmoderne, nelle quali i problemi sociali vengono espressi sotto forma di diritti, che diventano a loro volta il «Dio occulto della democrazia» (Théry, 1997: 86-105), i diritti equivalgono alle concezioni predominanti – quelle degli esperti – sui bisogni dei bambini, assumendo una connotazione di evidenze naturali, di verità. L’infanzia diventa sempre più immagine mitologica e sempre meno fenomeno reale. Beatificata, essa diventa la prospettiva totalizzante attraverso le cui lenti viene guardata tutta la società. Secondo Jens Qvortruop, questo sottintende l’implicita incapacità dei bambini, considerati come non ancora umani, e li rende oggetti, marginali e invisibili, ma in modo direttamente proporzionale all’attenzione verso il loro supposto benessere. Parte del supposto benessere è anche la naturalizzazione dell’infanzia nella famiglia come sua posizione normale, solo incidentalmente funzionale allo Stato.
«In senso giuridico i bambini sono, per definizione, minori. Questo è un riflesso del loro stato individuale, come viene definito dalla psicologia. […] In questo contesto è sorprendente che – nella Dichiarazione dei diritti umani – l’età sia l’unico fattore che non conta in termini di discriminazione. […] Sussiste il problema di muoversi in un’area di confine, nella quale vi è una distanza molto ridotta tra la protezione del bambino dalla società e la protezione della società dal bambino» (Qvortruop, 1997: 39-55).
I bambini sono concettualmente selvaggi, rappresentano la natura umana allo stato primordiale e indomito; questa concezione è direttamente proporzionale all’ideologia della loro protezione. I bambini vanno protetti da loro stessi e la società occidentale moderna produce un mondo infantile separato dal resto della società, per cui le interazioni bambino-adulto sono nel segno della assimilazione culturale. «Pertanto, come dice Leila Berg (1972, p.144), la nostra società “pone ogni bambino creativo sul nastro trasportatore e, mentre scorre, gli dà una martellata qui e un’avvitata là, sinché non diventa l’anonimo componente della massa di cui lo Stato ha bisogno”» (Ennew, 1997: 56-71).
Foglie di fico
Rimanendo in ambito sociologico, l’istituto giuridico dell’adozione si basa appunto sul presupposto (che gli autori di cui sopra definirebbero ideologico) che la famiglia sia il luogo privilegiato per garantire la crescita armoniosa dei bambini e, nel momento in cui ciò non possa avvenire nella famiglia d’origine, per carenze materiali o morali, il preminente interesse del bambino diventa il suo diritto ad essere inserito, proprio tramite l’istituto dell’adozione, in un contesto familiare giudicato (da esperti) idoneo al suo sviluppo[2]. L’istituto dell’adozione serviva in origine per garantire la continuità delle famiglie in cui la coppia, per ragioni biologiche, non era in grado di generare eredi; solo successivamente ha assunto il significato di salvaguardia dei minori in stato di abbandono (Pregliasco, Moretti, 2022). Formalmente non si tratta più di fornire dei figli a coppie sterili, anche se questa motivazione può ben sembrare una delle bellissime foglie di fico dell’Occidente moderno.
[1] Si tratta di una curatela che raccoglie diversi interventi, tratti dal seminario internazionale organizzato dal Ministero dell’Interno e dal Consiglio Nazionale sui problemi dei minori, d’intesa con il Centro Europeo di Vienna per la politica e la ricerca sociale, tenutosi a Firenze presso l’Istituto degli Innocenti, 20-23 febbraio 1991. Per approfondire, è possibile visionare anche questa rassegna bibliografica: https://www.minori.gov.it/sites/default/files/rass_01_07.pdf consultato il 19/03/2024. Il fatto che la curatela sia del Ministero dell’Interno la dice chiaramente lunga sulla premessa concettuale: l’infanzia è una questione di pubblica sicurezza.
[2] Il riferimento normativo per l’Italia è la Legge 184/1983 (abrogativa dell’adozione speciale prevista dalla Legge 431/1967), poi modificata con la Legge 149/2001; per l’adozione internazionale anche la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989, la Convenzione de l’Aja del 1993 e la successiva Legge 476/1998 sulla cooperazione tra Stati, che ha istituito la Commissione per le Adozioni Internazionali (CAI). Altre normative di riferimento sono la riforma sullo status filiationis con la Legge 219/2012 e la Legge 173/2015 sulla continuità affettiva dei bambini in affido familiare, che apre alla cosiddetta “adozione aperta”.
Il presente articolo è riproducibile, in parte o in toto, esclusivamente citando autrice e fonte
(Silvia Noris – www.silvianoris.it)
Bibliografia
Ennew Judith (1997), Il bambino come essere sociale competente, in Ministero dell’interno, direzione generale dei servizi civili (a cura di), Politiche sociali per l’infanzia e l’adolescenza, Milano, Edizioni Unicopli.
Ministero dell’interno, direzione generale dei servizi civili (a cura di) (1997), Politiche sociali per l’infanzia e l’adolescenza, Milano, Edizioni Unicopli.
Pregliasco Raffaella, Moretti Enrico (a cura di) (2022), Le crisi nei percorsi adottivi in Italia. Indagine conoscitiva nei tribunali per i minorenni, Firenze, Istituto degli Innocenti.
Qvortrup Lens (1997), Il bambino come soggetto politico, economico e sociale, in Ministero dell’interno, direzione generale dei servizi civili (a cura di), Politiche sociali per l’infanzia e l’adolescenza, Milano, Edizioni Unicopli.
Théry Irène (1997), La convenzione ONU sui diritti del bambino: nascita di una nuova ideologia, in Ministero dell’interno, direzione generale dei servizi civili (a cura di), Politiche sociali per l’infanzia e l’adolescenza, Milano, Edizioni Unicopli.
