Adozione internazionale invisibile

adozione internazionale invisibile

 

C’è, ma non si vede. Cosa succede quando i figli adottivi “passano” per biologici, in virtù di tratti non dissimili dai genitori? L’adozione internazionale invisibile è un argomento assente in letteratura, anche in quella specifica, come ebbe modo di dirmi la psicologa clinica francese Sandrine Dekens, esperta proprio in adozioni internazionali. Sarebbe invece un tema da esplorare assolutamente, anche perché l’Italia ha numeri di adozioni internazionali più alti degli altri paesi europei e i bambini arrivano in maggioranza dall’est Europa[1]. La bianchezza dovrebbe essere un “oggetto” su cui spostare lo sguardo, anche se ci viene automatico il contrario (ne ho parlato qui) e la bianchezza è spesso essa stessa invisibile.

 

L’invisibilità della differenza

Il passing, di cui ho scritto approfonditamente (vedasi qui), ha le sue radici nella segregazione razziale made in USA (1860-1960 circa) e riguardava inizialmente persone nere di tonalità chiara che passavano per bianche, sfruttandone i vantaggi sociali ma pagando un prezzo emotivo notevole. Cosa c’entra il passing con l’adozione? Ho trovato davvero interessante il passing come chiave per leggere altri fenomeni, come appunto l’adozione internazionale “invisibile” in cui i bambini bianchi adottati dall’estero passano facilmente come figli biologici dei loro genitori, trovandosi in una posizione ambigua che unisce godimento del privilegio della bianchezza e tradimento dell’altrove.

Nel contesto adottivo internazionale, abbiamo visto (per esempio qui e qui) come la differenza di colore della pelle all’interno della nuova famiglia sia il perno attorno a cui ruotano molte delle questioni dolorose ad esso legate. Proprio perché non si passa, è impossibile una cancellazione completa di quello che Sandrine Dekens chiama il bambino delle origini, che sopravvive proprio nella differenza (Dekens, 2010; 2013).

In questo senso, la mia ipotesi è che la mancata differenza somatica possa amplificare gli effetti dannosi dell’esclusività su cui si basa l’istituto dell’adozione: la cancellazione del prima. La non diversità favorirebbe l’esclusività del dopo e la sparizione totale del prima. Viene meno la differenza somatica, attorno e attraverso cui manifestare il proprio malessere. “Passare” ha dunque uno svantaggio: l’invisibilità della differenza, che rende muta la sofferenza adottiva.

 

Dal doppio alla scomparsa

L’ipotesi potrebbe essere, in estrema sintesi, che se con l’adozione visibile il tema attorno a cui si sviluppa il vissuto è quello del doppio, con l’adozione invisibile è quello della scomparsa. Ho già trattato la possibile sovrapposizione tra la cancellazione del prima nel vissuto adottivo e il tema della scomparsa nella colonialità in un articolo precedente (vedasi qui). Da due testi, che parlano di due situazioni differenti ma simili (la Palestina occupata  con Azem, 2021 e l’Algeria coloniale con Lazali, 2022), è possibile estrarre un distillato – lo spazio bianco – come emblema del funzionamento del trauma coloniale e, forse, adottivo. Esso rappresenta l’elemento impensabile che si situa nella congiunzione tra soggettivo e collettivo di entrambi i fenomeni. Infatti si potrebbe dire che l’adottività, come la colonialità, è indistinguibile dalla soggettività, in un modo assolutamente peculiare. Il soggetto, nel tentativo di sopravvivere in incognito, perpetra in realtà il medesimo annientamento di se stesso che subisce dall’intenzione coloniale/adottiva.

Sottomissione e trasgressione si mescolano, la maschera diventa pelle, il trucco diventa tratto. Il disegno, ignaro complice della matita, si anima e si disegna a sua volta, come nella celebre illustrazione di Esher.

adozione internazionale invisibile

Scrive Lazali: «L’obbedienza apparente perdura e, attraverso di essa, il culto dei nascondigli che colpisce di invisibilità la differenza». Come nella colonialità, anche nell’adottività il preesistente scompare, con la mitologia della nascita e con la cancellazione dell’universo simbolico. Con l’interiorizzazione dell’espulsione del sé perdura un sentimento totale di sparizione e spossessamento, la soggettività è fatta di spazi bianchi. In entrambi i casi è difficile distinguere la dimensione politica dal funzionamento soggettivo, è impossibile trasformare gli eventi in memoria archiviabile (ricordabile e dimenticabile), condannando a un eterno presente. Possiamo pensare, soprattutto nei casi di adozione invisibile, a un “patto adottivo” che cancelli il reale della scomparsa, in una dimensione anti-politica – nel momento in cui non ne considera la portata politica – e che agisca nello stesso modo del “patto coloniale”?

Il presente articolo è riproducibile, in parte o in toto, esclusivamente citando autrice e fonte

(Silvia Noris – www.silvianoris.it)

 

Note

[1] È possibile consultare le statistiche ufficiali sui paesi di provenienza qui: https://www.commissioneadozioni.it/media/o4xpw14g/procedure-pendenti-e-adozioni-2021-22-23-suddivise-per-paese.pdf consultato il 25/03/2024. Le linee guida sull’adozione internazionale possono essere lette qui: https://www.commissioneadozioni.it/media/nhap3yza/linee-guida-formazione-coppie.pdf consultato il 25/03/2024.

 

Bibliografia

Azem Ibtisam (2021), Il libro della scomparsa, Torino, Hopefulmonster editore.

Dekens Sandrine (2010), Traumatisme et adoption, “Revue Accueil”, 155.

Dekens Sandrine (2013), L’enfant adopté comme passeur de mondes, in Claude Mesmin, Philippe Wallon (a cura di), Regards croisés sur les familles venues d’ailleurs, Paris, Ed. Fabert.

Ferritti Monya (2019), Il corpo estraneo. Dentro le ideologie e i pregiudizi sull’adozione, Pisa, Edizioni ETS.

Grinberg León, Grinberg Rebeca (1990), Psicoanalisi dell’emigrazione e dell’esilio, Milano, Franco Angeli.

Larsen Nella (2020), Due donne. Passing, Milano, Frassinelli (ed. or. 1929).

Lazali Karima (2022), Il trauma coloniale. Indagine psicopolitica della colonialità in Algeria, Pisa, Astarte.

Lorenzini Stefania (2006), Adozione internazionale. L’approccio educativo e interculturale, Bologna, Università di Bologna, “Ricerche di pedagogia e didattica”, 1, p. 145-163.

Moro Alfredo Carlo (1974), L’adozione Internazionale, “Il Foro Italiano”, 97, pp. 31/32-39/40.

Panari Chiara (2008), Le famiglie interculturali: identità, dinamiche familiari e sociali, Parma, Università di Parma, Facoltà di Psicologia.

Piper Adrian (1992), Passing for White, Passing for Black, “Transition”, 58, pp. 4-32, doi: 10.2307/2934966.

Pregliasco Raffaella, Moretti Enrico, a cura di (2022), Le crisi nei percorsi adottivi in Italia. Indagine conoscitiva nei tribunali per i minorenni, Firenze, Istituto degli Innocenti.

 

Filmografia

Chou Davy (2022), Retour À Séoul, Francia, Germania e Belgio.

Gay Amandine (2017), Ouvrir la voix, Francia.

Hall Rebecca (2021), Passing, USA.

Wilcox McLeod Fred (1960), I passed for white, USA.

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